Perché incasinarsi da soli?

La vita è semplice, spesso la rendiamo difficile

Incasinarsi da soli ci priva di ogni fonte di energia e motivazione

Una domanda spesso mi viene in mente quando parlo con imprenditori, professionisti, colleghi, amici, clienti. È semplice, elementare, quasi banale, ma racchiude un mondo intero di comportamenti, abitudini, automatismi, convinzioni e … complicazioni inutili. La domanda è questa: “Perché ci incasiniamo da soli?”

Come mai, pur avendo davanti a noi la strada più semplice, più lineare, più logica … scegliamo quella tosta? Perché, pur sapendo cosa sarebbe meglio fare, ci intestardiamo a fare il contrario? Perché, pur avendo strumenti, risorse e finanche possibilità, continuiamo a complicarci l’esistenza?

No, non mi riferisco solo alle grandi scelte. Parlo delle piccole cose giornaliere che, sommate insieme, fanno la differenza tra una vita scorrevole ed una piena di nodi.

Il paradosso della semplicità

La semplicità, nella sua essenza, è un paradosso. Tutti la desiderano, pochi la scelgono. Probabilmente (io ne sono convinto) perché la semplicità richiede coraggio, fermezza e decisione. Comporta la capacità di rinunciare al superfluo, al “si è sempre fatto in questo modo”.

Al contrario, complicarsi la vita, è molto facile. Basta non scegliere, prorogare, rimandare. Basta dire “ci pensiamo domani”. E così, giorno dopo giorno, ci si ritrova con troppe:

  • cose da fare
  • responsabilità
  • aspettative
  • promesse
  • distrazioni
  • persone da accontentare

E, ancor di più, troppi pensieri.

Il risultato, adottando questo stile, è quello di vivere in una sorta di ingorgo mentale vorticoso e permanente. Un traffico infinito di dubbi, impegni, rimorsi, “avrei dovuto farlo”, “dovevo farlo prima”, “non ho tempo per farlo”.

E allora la domanda deve per forza tornare: Perché ci incasiniamo da soli?

Ci sentiamo in dovere di fare ogni cosa

Una delle ragioni largamente diffuse è questa: ci sentiamo in dovere di fare tutto. Come se delegare fosse un fallimento. Come se chiedere collaborazione fosse un segno di infinita debolezza. Come se dire “non posso” fosse un fondato tradimento verso qualche persona.

Siamo presenti in una cultura che esalta l’iper-produttività, il “faccio tutto da me”. E così, senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ci carichiamo enormi pesi sulle spalle, che di fatto non ci appartengono proprio. Il problema è che quanto più ci carichiamo, tanto più ci convinciamo di doverci caricare ancora. È un circolo vizioso … e le spalle sono a rischio.

E quando finalmente ci fermiamo, riflettendoci dinanzi ad uno specchio chiedendoci “ma chi me lo fa fare?” … spesso è troppo tardi. Siamo già stanchi, svuotati, irritati e ancor più irritabili, confusi al massimo.

Confondiamo il movimento con il progresso

Un altro motivo che ci porta ad incasinarci da soli è che confondiamo il movimento col progresso. Pensiamo di essere persone produttive solo perché siamo molto impegnati. Essere impegnati, però, non vuol dire essere efficaci.

È come agitare a più non posso le braccia in acqua: ci muoviamo, ma non è detto che stiamo andando da qualche parte. Mai successo di giungere al termine della giornata con la sensazione di aver fatto un milione di cose … ma di non aver ottenuto nulla di veramente importante? Ecco, questa è l’esatta sensazione che ci porta a comprendere che abbiamo confuso il movimento col progresso.

E quando ciò accade, la vita si incastra da sola, dato che abbiamo perso il senso ed il valore delle priorità. Ma anche perché ci siamo spesi nell’inseguire urgenze che poi tanto impellenti non erano. Beh, ci siamo fatti trascinare dalle circostanze, anziché consapevolmente gestirle nel modo più efficace.

Siamo rapiti dalla paura di scegliere

Scegliere vuol dire rinunciare. E rinunciare porta con sé un certo timore. Ci spaventa perché ci impone a prendere posizione. Fa paura perché ci espone al rischio di commettere degli sbagli. Ci intimorisce perché ci pone dinanzi alla responsabilità delle decisioni prese.

E allora come ci comportiamo? Non scegliamo o, se lo facciamo, scegliamo a metà. Oppure decidiamo di scegliere, ma poi si torna indietro. O ancora, si decide ma con più di mille perplessità. Il risultato, in questi casi, non è altro che un caos emotivo e operativo che ci incasina la vita più di qualsiasi scelta errata.

Di fatto una scelta sbagliata possiamo correggerla. Una non-scelta, al contrario, ci porta a bloccarci.

Maestri di storie

Siamo maestri nel raccontarci storie. Storielle che giustificano le nostre complicazioni e che ci fanno sentire un po’ meno in colpa. Storie che ci portano a credere che “non dipende da noi”.

In generale le storie più sentite e di moda sono:

  • Non ho tempo
  • Non posso farlo adesso
  • Non sono pronto
  • Prima devo sistemare questa cosa
  • Non posso dire di no
  • È solo un periodo

Il fatto serio è che queste storie si trasformano in abitudini. E le abitudini, col trascorrere del tempo, diventano la nostra identità personale. E così, senza nemmeno accorgercene, diventiamo quel genere di gente che vive complicandosi l’esistenza … anche quando non ce n’è alcun bisogno di farlo.

Non ci fermiamo mai a chiederci cosa veramente vogliamo

Forse questa è la ragione più profonda. Viviamo in maniera automatica. Facciamo, facciamo e ancora facciamo … senza però domandarci:

  • Perché sto facendo ciò?
  • Mi serve per davvero?
  • Mi fa stare bene sul serio?
  • Mi avvicina all’esistenza che desidero?

Quando non ti poni queste domande, la vita si riempie di cose non utili. Di faccende che non ti riguardano, obiettivi che non sono nostri, aspettative che non abbiamo scelto. E più la vita si riempie di cose inutili, più si complica.

La verità è che la semplicità è una scelta

La semplicità non è un dono o una fortuna. E nemmeno è un talento. A tutti gli effetti è una scelta! Una scelta che possiamo fare ogni giorno. Che ci richiede una dose di coraggio, ma che restituisce una cosa di valore primario: spazio. Spazio mentale, spazio emotivo, spazio operativo … spazio per ciò che conta veramente.

Possibile smettere di incasinarsi?

Voglio che tu sappia che formule o pozioni magiche non esistono. Ma esistono alcune idee, eccole:

  1. Impara a dire no

Dire no non è mancanza di disponibilità. È protezione e rispetto per te stesso, è chiarezza.

Ogni volta che dici sì a qualcosa che non vuoi, stai dicendo no a qualcosa che per te conta.

  1. Scegli una cosa alla volta

La nostra mente non è fatta per fare mille cose assieme. Scegli una cosa, falla bene, passa poi passa a quella che viene dopo.

La semplicità è figlia della sequenza, non dell’accumulo.

  1. Togli, invece di aggiungere

Quando ti senti sopraffatto, non chiederti mai “cosa devo aggiungere?”. Chiediti invece: “cosa posso togliere?”. Togli un impegno, elimina un’abitudine inutile. Togli un pensiero ricorrente, elimina una pretesa.

La leggerezza nasce anche dal togliere.

  1. Mettiti in pace, non puoi controllare tutto

Il controllo completo è più di un’illusione. Più cerchiamo di controllare tutto, più ci incasiniamo l’esistenza. Accetta che certe situazioni non dipendono da te e che non puoi prevedere il tutto. Accetta anche che non puoi piacere a chiunque. Liberati e fallo in fretta, magari adesso!

  1. Fermati ogni tanto

A volte basta accomodarsi su una sedia per pochi minuti e chiedersi: “Sto andando nella direzione giusta?”

Questa domanda, da sola, può salvarti mesi di inutili complicazioni.

  1. Scegli il percorso semplice, anche se sembra fin troppo semplice.

La semplicità non è superficialità, ma intelligenza. Se una situazione può essere gestita in un paio di passaggi, non prodigarti facendola in dieci. Quando una soluzione funziona, non cercarne altre più complicate. Se puoi delegare, fatti questo regalo. La vita non premia chi se la complica, ma chi sceglie meglio.

  1. Ricordati che non devi dimostrare niente a nessuno

Tantissime delle nostre complicazioni sorgono dal bisogno di voler dimostrare di:

  • essere persone capaci
  • essere gente forte
  • essere indispensabili
  • essere all’altezza

Però, la sacrosanta verità, è che non dobbiamo dimostrare alcunché a nessuna persona al Mondo. Quando comprendiamo questo fatto, allora la vita da sola diventa leggera.

Non vale la pena incasinarsi da soli

Ci incasiniamo noi stessi perché siamo esseri umani, perché nutriamo una certa paura e perché vogliamo fare bene. Ma altrettanto perché dentro di noi vogliamo essere all’altezza di ogni situazione. Eppoi, ricordiamolo sempre, le persone vogliono sentirsi utili, importanti, riconosciute.

Ma, e anche questo dobbiamo ricordarlo, la vita non chiede a noi di complicarci. La vita ci chiede di scegliere, di scegliere ciò che più conta. Di scegliere ciò che ci fa stare bene e tutto ciò che ci avvicina alla nostra versione migliore.

Quindi, la prossima volta che ti ritrovi in un garbuglio di impegni, pensieri, aspettative e complicazioni … fermati, almeno per un attimo, e chiediti: “Sto davvero facendo ciò che occorre … o mi sto incasinando da solo?”

La risposta, quasi sempre, è più semplice di quanto si possa pensare.

Con una mente libera … si è liberi di fare grandi cose!

Francesco

 

 

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