Possiamo contare sulle persone e queste su di noi
Ci sono persone che entrano nella nostra esistenza facendo un certo rumore. Parlano, promettono, raccontano, si fanno evidenziare. Sembrano esserci sempre, almeno fin quando tutto procede al meglio.
Poi, ne troviamo altre. Non fanno baccano e non hanno necessità di mettersi continuamente in posa. Neanche promettono l’universo. Nemmeno dicono ogni cinque minuti quanto a te tengano. In modo semplice, ci sono.
Spesso ti accorgi del loro valore proprio quando qualcosa va storto, non va come dovrebbe. Quando hai un problema o sei in difficoltà. Quando ti serve una mano … nel momento in cui quella telefonata che avresti preferito non fare risulta necessaria.
In questi frangenti cominciamo a comprendere una cosa importante: nella vita possiamo pur conoscere migliaia di persone, ma quelle sulle quali possiamo veramente contare sono poche. E, forse, va bene così. L’affidabilità è merce rara, è una di quelle qualità che non possiamo acquistare e che nemmeno si crea con belle parole. Si costruisce nel tempo, un’azione dopo l’altra. Un impegno mantenuto dopo l’altro. Una vera e sentita presenza dopo l’altra.
Conta chi c’è, non chi dice ci sono
Sentite questa (per l’ennesima volta): “Per qualsiasi cosa, chiamami.”
È una frase bella e deliziosa. Il problema, però, arriva quando chiamiamo per davvero. Talvolta dall’altra parte trovi silenzio, in altre circostanze qualche scusa. In altre ancora troviamo quella capacità maestra che certe persone hanno di scomparire … proprio nel momento meno indicato.
Certamente nessuno può essere sempre a disposizione della gente. Ciascuno di noi ha i suoi problemi, impegni, famiglie, lavoro, giornate toste. Essere una persona affidabile non significa sacrificarsi ininterrottamente per gli altri. Vuol dire qualcosa di molto più semplice: far corrispondere, per quanto possibile, le parole alle azioni.
Se posso venirti in aiuto, lo faccio. Se non posso, te lo dico. Se prendo un impegno, provo a mantenerlo. Se capisco che non riuscirò a farlo, ti avviso … senza sparire. Sembra una briciola, invece, è moltissimo.
In un mondo nel quale siamo diventati abili comunicatori, paradossalmente rischiamo di diventare sempre meno brillanti a esserci per davvero.
Quello che mantiene la parola data
Immagina questa semplice circostanza. Un collega di lavoro ti dice: “Domattina ti invio quella relazione.” Arriva domattina e il documento arriva. Fine della storia. Niente di eccezionale. Nessun trofeo, né fuochi pirotecnici. Eppure quel piccolo gesto ha fatto nascere un qualcosa di importante: il sentimento della fiducia. La volta successiva che quel collega ti dirà “me la vedo io”, con molte probabilità non avrai di certo bisogno di controllarlo dieci volte. Sai che lo farà … punto!
Sapete, il valore che ha una persona del genere all’interno di un’organizzazione lavorativa … è enorme. Tutto ciò in quanto l’affidabilità diminuisce il bisogno del controllo. Quando sappiamo di poter contare su qualcuno, si lavora meglio. Non bisogna corrergli dietro, né di ricordargli spesso ciò che deve fare.
La fiducia fa risparmiare tempo prezioso. Ma, ancor più, fa risparmiare energia mentale. Ed è proprio per questo che una persona affidabile spesso vale tanto più di una persona semplicemente brillante. La brillantezza impressiona. L’affidabilità costruisce.
Le persone che rimangono quando arriva il problema
Un’altra una prova, ancora più importante, è il momento della difficoltà. Finché le cose funzionano è abbastanza facile andar d’accordo. Quando l’azienda produce, quando i progetti proseguono, quando la famiglia è tranquilla, quando abbiamo salute ed entusiasmo, essere presenti costa poco. La qualità delle persone emerge soprattutto quando arriva il vento contrario.
Pensiamo a un piccolo imprenditore, uno di quelli che attraversa un periodo complicato. Finché tutto andava al meglio, intorno a quest’uomo c’erano persone, consigli, congratulazioni, pacche sulle spalle. Poi arriva la difficoltà … e la sua stanza all’improvviso diventa più grande. Chi scompare, chi chiama meno … qualcuno che prima aveva molto da raccontare, ora sembra aver perso il numero di telefono. Ma magari rimane quella persona che telefona e dice: “Come posso darti una mano?”. Una persona che non promette miracoli, forse non può nemmeno risolvere il problema. Ma resta e questa presenza vale tantissimo.
Esserci non significa necessariamente risolvere. Potrebbe voler dire semplicemente … non lasciare sola una persona mentre cerca una soluzione.
Affidabile non significa sempre disponibile
Qui, però, dobbiamo fare attenzione. Essere persone sulle quale gli altri possono contare non vuol dire diventare addetti al soccorso della galassia. Non significa dire sempre sì e nemmeno farsi carico dei problemi altrui. Anzi, una persona affidabile per davvero sa anche dire: “Questo non mi è possibile farlo.” E ce lo esprime con chiarezza. Sapete chi crea invece maggiori problemi? Non chi dice no … ma chi dice sì e poi non mantiene l’impegno assunto. Un no, sincero (sincero sincero), consente all’altra persona di organizzarsi in altro modo.
Un sì espresso con leggerezza genera aspettative, ritardi e in ultimo … stati di delusione. Per questo ritengo che anche saper dire no faccia parte dell’affidabilità di una persona. Se non possiamo esserci, diciamolo. Se non sappiamo qualcosa, ammettiamolo. E se non possiamo garantire una promessa, non esprimiamola. Semplice? In teoria sì … nella vita un poco meno.
L’amico che arriva senza chiedere troppo
Pensiamo alle amicizie, le vere amicizie … quelle che non si misurano col numero di messaggi, con foto scattate insieme o con tanti momenti di vita condivisi. A volte puoi anche non sentire una persona per settimane o anche mesi. Poi succede qualcosa, una difficoltà. Allora componiamo quel numero e dall’altra parte senti: “Dimmi.” … non …
- Come mai non ti sei fatto sentire?
- Adesso proprio non posso
- Vediamo nei prossimi giorni
Semplicemente: “Dimmi.” Una parola che contiene presenza. Certo, non che l’altra persona risolverà il tutto … ma che puoi appoggiarti almeno per un momento. Tutti, prima o poi, abbiamo necessità di appoggiarci … essere forti non significa non aver bisogno del prossimo.
Le persone affidabili non sono perfette
Questo distinguo, a parere mio, è basilare. Tendiamo in qualche frangente a confondere l’affidabilità con la perfezione. Una persona sulla quale puoi contare può anch’essa sbagliare. Può dimenticare una cosa. O può aver avuto una giornata tremenda. O, ancora, può prendere una scelta errata. E può finanche deluderci.
Ciò che fa la differenza succede dopo l’errore. Gli affidabili tornano e dicono: “Ho sbagliato!” Non erge un grattacielo di alibi e non va alla ricerca di colpevoli. E neanche tenta di convincerti che, in fondo in fondo, la responsabilità era solamente tua. Si assume la propria parte … e prova a porre rimedio.
Questa, per come la penso io, è una delle forme più elevate di affidabilità. Fidarsi di qualcuno non significa pensare che non sbaglierà mai … ma che non scapperà quando avrà sbagliato.
Sul lavoro vale ancora di più
Dentro un’azienda, queste persone sono oro. Sono quelle che non hanno per forza di cose un titolo importante sulla porta dell’ufficio. Magari non sono nemmeno quelle che parlano di più durante una riunione. Non sono sempre le più appariscenti. Sono quelle che, quando c’è da fare sul serio, sappiamo dove andare a cercarle.
Sono persone che arrivano preparate, mantengono gli impegni, notano una problematica e la segnalano. Non nascondono i propri errori per proteggere la propria reputazione e non scaricano le responsabilità sulle spalle altrui. E soprattutto sono persone che comprendono bene che lavorare insieme vuol dire anche poter dipendere, in parte, gli uni dagli altri.
Un’organizzazione aziendale non funziona soltanto grazie alle competenze tecniche … funziona anche grazie alla fiducia …
- Posso contare sul mio collega?
- Posso contare sul responsabile?
- Posso contare sul collaboratore?
- Posso contare sul titolare?
Dietro a tantissimi problemi di natura organizzativa, per come la vedo io, esiste proprio una risposta incerta a questi quesiti.
La fiducia richiede anni e può svanire in brevi istanti
L’affidabilità si costruisce lentamente. Nessuno diventa affidabile dicendo: “Puoi fidarti di me.” Sono gli altri, eventualmente, a stabilirlo. E lo fanno osservandoci in …
- Come manteniamo gli impegni assunti
- Come ci comportiamo quando siamo sotto pressione
- Come trattiamo le persone dalle quali non abbiamo nulla da ricevere
- Come reagiamo ai nostri sbagli
- Come custodiamo ciò che ci viene confidato
In fondo, l’affidabilità è una reputazione costruita senza pubblicità. Non abbiamo bisogno di dichiararla. La raccontano i nostri comportamenti.
La domanda più importante, però, riguarda noi
Fin qui abbiamo parlato delle persone sulle quali possiamo contare. Ma vorrei ribaltare la prospettiva. Gli altri possono contare su di noi? Questa domanda è molto più scomoda.
- Quando diciamo “ci sono”, ci siamo davvero?
- Quando prendiamo un impegno, facciamo il possibile per rispettarlo?
- Quando qualcuno ci confida qualcosa, siamo in grado di custodirlo?
- Quando commettiamo un errore, abbiamo il coraggio di ammetterlo?
Quando un collega è in difficoltà, pensiamo subito “non è compito mio” oppure, almeno qualche volta, ci chiediamo “posso fare qualcosa?” Non dobbiamo diventare santi. Non dobbiamo salvare tutti. Dobbiamo semplicemente provare ad essere persone credibili. Persone per le quali le parole abbiano ancora un peso.
Alla fine, ciò che conta sono i punti fermi
La vita cambia continuamente. Cambiano i lavori, le aziende, condizioni economiche, i progetti e cambiano perfino parti di noi. E proprio perché tutto cambia abbiamo bisogno di qualche punto fermo. Persone davanti alle quali non dobbiamo sempre spiegare. Che non arrivano soltanto quando c’è qualcosa da prendere. Che sanno gioire quando le cose ci vanno bene e restare quando vanno male. Persone capaci di dirci la verità, persino quando quella verità non ci piace. Persone che non promettono molto … ma quello che promettono, cercano di mantenerlo.
Se nella vostra vita avete anche solo poche persone così, abbiate cura di loro. Non datele per scontate. Dite loro grazie. Ricambiate. Perché trovare persone sulle quali contare è una fortuna. Ma c’è una cosa, forse, ancora più bella: diventare noi stessi una persona sulla quale qualcuno sa di poter contare.
Non serve fare grandi promesse. Cominciamo dalle piccole cose. Una telefonata fatta quando avevamo detto che l’avremmo fatta. Un impegno rispettato. Una confidenza custodita. Una mano data senza aspettare qualcosa in cambio. Una presenza quando sarebbe stato più comodo sparire.
Sono dettagli, certo. Ma le persone si costruiscono proprio attraverso i dettagli. E alla fine, quando il rumore passa, quando i titoli perdono importanza e quando le parole vengono dimenticate, ciò che rimane è sorprendentemente semplice: sapere che qualcuno, pensando a noi, possa dire con tranquillità: “Di quella persona mi fido. Su quella persona posso contare.” Credo che, nella vita, siano pochi i complimenti che valgono più di questo.
Conta chi per te conti!
Francesco
Il valore delle persone sulle quali puoi contare
