Evitiamo compensazioni rischiose
Una buona attrezzatura deve rendere più facile il lavoro. Dovrebbe diminuire gli sforzi, rendere più naturali le azioni, aiutare le persone a svolgere le proprie mansioni nelle migliori condizioni possibili.
Eppure, molto frequentemente, accade l’esatto contrario: il lavoratore finisce per adattarsi alla macchina.
In queste situazioni cominciano le compensazioni. Se il piano di lavoro è troppo basso, allora ci pieghiamo. Laddove un comando è lontano, a questo punto ci allunghiamo. Mentre, se un’attrezzatura è difficile da impugnare, forziamo maggiormente la presa. Se una posizione non è comoda, si cerca un modo per resistere. E continuiamo il nostro lavoro.
La problematica è esattamente questa: il corpo riesce ad adattarsi, almeno per un po’.
Una postura scomoda sopportata per brevi frazioni di tempo può sembrare cosa di poco conto. Ma quando quella stessa posizione viene ripetuta ogni giorno, per settimane, mesi o anni … ciò che sembrava soltanto scomodo può trasformarsi in un serio problema. Ed è qui che dobbiamo cambiare prospettiva.
Il lavoratore deve funzionare bene con un’attrezzatura che funziona
Quindi, non dovremmo limitarci a domandare: “Il lavoratore è capace di utilizzare quest’attrezzatura?” Ma dobbiamo chiederci anche: “Quest’attrezzatura consente al lavoratore di lavorare bene?” Sono due domande nettamente diverse. Di fatto un’attrezzatura può funzionare in modo perfetto dal punto di vista meccanico e, nello stesso tempo, essere poco adatta alla persona che deve farne uso, alla mansione oppure alle condizioni lavorative nelle quali viene utilizzata.
Per questo osservare il lavoro è importante. Guardiamo le posture, ascoltiamo chi quell’attrezzatura ne fa uso ogni giorno. Domandiamogli se deve esprimere troppa forza, se raggiunge in modo facile i vari comandi, se avverte fatica aggiuntiva, se qualche azione diventa fastidiosa dopo qualche ora.
Il lavoratore, spesso, conosce molto bene i suddetti problemi. Ha finanche trovato alcune soluzioni personali per conviverci. Ed è proprio ciò che dovrebbe farci riflettere. Abituarsi a un problema non vuol dire averlo risolto.
Troviamo soluzioni consone … esistono!
Una buona organizzazione lavorativa non dovrebbe chiedere di continuo al corpo umano di adattarsi. Dovrebbe verificare se è possibile modificare una regolazione, migliorare una postazione, scegliere un utensile diverso o pensare ad un nuovo modo di praticare un’attività.
Le attrezzature sono costruite per aiutare le persone a lavorare … non dovrebbe essere il contrario. Perché quando, giornata dopo giornata, è sempre il lavoratore a doversi adattare, probabilmente è giunto il momento di adattare la macchina al lavoratore.
Qualcosa di più sulla formazione per le attrezzature
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Meglio oggi, per un domani più salutare
Francesco Tortora
Il lavoratore non deve adattarsi alle attrezzature
