Nulla era scontato
Stiamo vivendo un tempo particolarmente strano. Un tempo dove abbiamo molto più di quanto avessero le precedenti generazioni, incappottati spesso dalla sensazione che ci manchi costantemente qualcosa.
Manca il tempo, si … e i soldi, le opportunità, il riconoscimento, la serenità … manca sempre un qualcosa. In tutto questo trascorriamo una parte importante della nostra esistenza terrestre concentrandoci su ciò che non abbiamo ancora ottenuto, su ciò che non è andato come volevamo, su ciò che vorremmo fortemente cambiare. È umano farlo, certo.
Ma il problema fuoriesce quando ci scordiamo di osservare anche l’altra parte della realtà. La verità è che quasi noi tutti, mentre rincorriamo il pezzo mancante, stiamo in contemporanea vivendo cose per le quali “tanti qualcuno” sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa. Una famiglia, un’occupazione lavorativa, la salute, un’amicizia sincera, la possibilità di crescere imparando, la piena libertà di scegliere.
La gratitudine nasce proprio da qui. Non dall’ignorare le problematiche o dal raccontarsi che tutto va alla grande, e non nel fingere di essere felici. La gratitudine nasce dalla capacità di vedere ciò che esiste o che abbiamo già … e che troppo spesso diamo per scontato. Ed è per questo che sono pienamente convinto che la gratitudine sia una forma di intelligenza.
Non è buonismo, ma consapevolezza
Numerose persone confondono la gratitudine col buonismo. Pensano che essere grati significhi accontentarsi, che vuol dire rinunciare alle nostre ambizioni o smettere di crescere. Ma, non è così: una persona grata può essere molto ambiziosa, può avere per sé obiettivi importanti, può esser desideroso di migliorare costantemente. La differenza è che non vive continuamente nella sensazione di essere in difetto con la vita. È capace di riconoscere ciò che manca, ma è in grado di riconoscere anche ciò che c’è. E questa, fa una bella differenza, un’enorme differenza.
Quando si vede solo ciò che manca si vive in uno stato di perenne scarsità. Quando invece vediamo anche ciò che possediamo, ecco che viviamo in uno stato di maggiore e migliore equilibrio.
Il bicchier d’acqua …
Anni fa (tanti) fa lessi in un libro una riflessione a dir poco interessante. Immagina di avere sete, sete vera, di quella che senti in gola … e poi qualcuno ti offre un bicchiere d’acqua fresca. In quel momento quel gesto ha un valore enorme. Ora immaginiamo di bere acqua fresca tutti i giorni per mesi, per anni. A un certo punto smettiamo di considerarlo un privilegio. Diventa normale, scontato, quasi invisibile. Il valore del bicchiere d’acqua non è cambiato … il nostro sguardo sì.
Ciò accade di continuo nella nostra vita. Ci abituiamo alle cose belle e alle persone che ci esprimono sentimenti benevoli. Ci abituiamo alla salute e alle opportunità che abbiamo … ci abituiamo talmente tanto che smettiamo finanche di osservarle. La gratitudine ci restituisce la capacità di notare ciò che l’abitudine ha reso invisibile.
Le persone grate soffrono meno?
No, le persone grate vivono esattamente gli stessi problemi di tutti gli altri. Come tanti, anche loro affrontano delusioni, attraversano periodi difficili e vivono giornate storte. Fanno però la differenza rispetto alle altre persone in quanto … quando arriva una difficoltà non guardano soltanto ciò che si è rotto, ma anche ciò che è rimasto. E questo trasforma in maniera completa la prospettiva dei “grati”. Loro sanno che ci sono momenti nei quali ciò che li salva non è ciò che hanno perso, ma quanto hanno ancora a disposizione.
Il collega che non dimentichi
Adesso pensiamo al lavoro, dove penso che abbiamo incontrato persone di una certa competenza. Alcune di queste, però, rapidamente vanno nel dimenticatoio … altre, invece, sono scolpite a vita nel nostro cuore e nella nostra mente. Il motivo, probabilmente, sta nel fatto che queste ultime ci hanno offerto il proprio aiuto in un momento nel quale ne avevamo bisogno. Forse ci hanno dedicato minuti del loro tempo o magari ci hanno spiegato qualcosa o si sono prodigate per far sì che non commettessimo un errore. Niente di straordinario, oggettivamente parlando … ma intanto ricordiamo queste azioni: la gratitudine è anche questo.
Dobbiamo assolutamente riconoscere il valore delle persone che hanno contribuito alla nostra causa … nessuno mai è arrivato da solo. Dietro ogni risultato ci sono professori, colleghi di lavoro, amici, padri e madri, collaboratori e persone che hanno lasciato una traccia incredibile. Ricordare queste cosa, ci rende maggiormente umani.
La gratitudine migliora perfino il lavoro
Spesso ascolto una convinzione, a parere mio, completamente errata. Che la gratitudine appartenga alla sfera personale e mai a quella di genere professionale. Beh, io la penso diversamente … esattamente al contrario.
Le organizzazioni migliori che ho avuto modo di conoscere possedevano tutte una caratteristica in comune. Le persone che ne facevano parte si sentivano viste, apprezzate, riconosciute. Qualche grazie sincero non costa poi nulla, ma può cambiare l’energia di un’intera giornata. In più … può rendere più salda una relazione, può aumentare il senso di appartenenza e ricordare a qualcuno che il suo contributo conta.
Eppure, in modo incredibile, tantissime imprese investono soldoni in processi complessi dimenticando la purezza e la semplicità di queste verità. Le persone hanno bisogno di sentirsi riconosciute, credo che anche voi la pensiate allo stesso modo mio!
La gratitudine è un allenamento
Nessuno si sveglia al mattino diventando improvvisamente colmo di gratitudine. È una pratica, un’abitudine ed è possibile allenarla domandandoci in maniera semplice: “Cosa trovo oggi nella mia vita che ieri avrei desiderato?” La risposta potrebbe effettivamente sorprenderci. Magari un lavoro, una casa, una persona. O forse una competenza acquisita o una difficoltà affrontata e superata. In modo frequente viviamo all’interno di obiettivi che una volta rappresentavano sogni. E, ahimè, non ce ne accorgiamo più.
Il reale significato della gratitudine
In ultimo, la gratitudine non consiste nel dire grazie con una certa frequenza, ma consiste nel vivere con maggiore chiarezza e consapevolezza. Dobbiamo riconoscere il valore di quanto abbiamo prima che sia il tempo a portarcelo via. Comprendiamo bene che la ricchezza di una vita non sta solo in ciò che accumuliamo, ma anche dalla nostra capacità di apprezzarlo.
Per questo sono convinto che la gratitudine non è soltanto una virtù, ma una vera forma di intelligenza … quella di chi comprende che la felicità non nasce in modo esclusivo da ciò che non abbiamo, ma dalla capacità di riconoscere ciò che è già presente. E forse, proprio oggi, c’è più di quanto immaginiamo.
Grazie per ogni benedizione ricevuta
Francesco
La gratitudine è una forma di intelligenza
