Che fa il tuo pilota automatico?

Che fa il tuo pilota automatico? 

Cambiare non è assolutamente cosa facile! In ciascuno di noi le abitudini sono ben radicate e, proprio perché abitudinari, determinati comportamenti partono prima di ogni ragionamento logico. Sai, il cervello dice <destra, vai a destra!> … ma poi si va verso sinistra: bella storia questa, cercheremo di capirne di più! Diciamo subito che siamo venuti in possesso di un pilota che potevano automatizzare a nostro piacimento, per come volevamo che rispondesse d’istinto ad ogni precisa circostanza. Era lì, come un robottino nella sua confezione originale … pronto a soddisfare le nostre richieste: non dovevamo far altro che registrarlo, programmarlo in un certo modo! Purtroppo, questa fase di registrazione, è stata disturbata da una serie di aspetti … tanto da portarci ad essere proprietari di un pilota automatico diverso da quanto invece avremmo effettivamente desiderato.

Questi aspetti sono collegati (e legati) perlopiù all’ambiente in cui siamo cresciuti, alle persone che abbiamo frequentato, alle esperienze che abbiamo vissuto, alle convinzioni che abbiamo fatto proprie durante la crescita. Beh, ad ogni modo, potremmo accontentarci del pilota così come lo abbiamo condizionato … ma forse (meglio ancora, chiaramente) abbiamo necessità di ri-programmarlo affinché si presti a nostro miglior servizio. Però, mentre registrare su una cassetta vergine rende la qualità audio migliore … registrare su un supporto già a sua volta registrato, non rende la massima qualità. Il miglior audio, infatti, lo si ottiene dalla miglior nuova cassetta, giammai da una già registrata prima.

In certi sensi, molti direi, l’esempio della cassetta calza a pannello. Qualcuno, tuttavia, potrebbe allarmarsi … visto che pensa che non sia più possibile una registrazione di alta qualità … non avendo più a disposizione la propria cassetta vergine. La felice verità però è ben altra: il nostro cervello (ovvero la nostra cassetta già in precedenza registrata) può essere modificato, ri-programmato … soltanto che si richiede una certa forza di volontà, una determinata azione ripetitiva e, prima ancora, la cristallina consapevolezza che in ultimo questo lavoro ripagherà … tanto da portarci ad avere un nuovo ed efficiente pilota automatico. In giro spesso si ascoltano frasi del tipo “le persone non potranno mai cambiare” ma, fidatevi delle mie affermazioni, non sono altro che bugie che tanti hanno fatto diventare la loro verità e che vogliono disarmare gli altri con le stesse armi con le quali sono stati disarmati. Si può cambiare, certo, e già sappiamo di ciò … tanto che anche noi abbiamo visto persone modificarsi nel carattere, nel comportamento e, pertanto, nelle loro abitudini di vita.

Il cambiamento di certe abitudini è possibile anche quando una persona vive determinate esperienze particolari, molto significative sotto il profilo emotivo. E’ il caso, ad esempio, dell’accanito bevitore che probabilmente perderà il vizio di bere … quando il suo medico gli dirà di smetterla (mettendogli sotto il naso i risultati delle sue pessime analisi), prima che l’alcol finisca il bevitore stesso. Ma noi, che non siamo presi da vizi capitali … abbiamo il dovere di trovare altri modi per cambiare l’attuale comportamento abitudinario, soprattutto se è poco produttivo o addirittura negativo. E per farlo … ancora una volta … dobbiamo condizionarci e questo condizionamento deve essere ripetitivo, perché la ripetizione (ovvero il ripetersi del nuovo comportamento al posto di quello da sostituire) in ultimo porterà noi, come persone, ad adottare una nuova reazione a seguito della medesima circostanza che, prima, ci aveva indotto ad una reazione abitudinaria negativa!

L’aspetto su cui lavorare non è tanto capire come bisogna comportarsi in una data situazione … ma far si che questo comportamento diventi inconscio e che scatti senza pensarci sopra. Non c’è bisogno, chiariamolo subito, di una genialità per evidenziare un nostro comportamento da cambiare: ci basta un esamino esterno di noi stessi … magari anche uno di coscienza … ed ecco che si viene in possesso di cosa vogliamo variare! Ma allora, vi chiederete giustamente, su cosa debbo lavorare? Una volta scoperto su cosa lavorare (il comportamento) … bisogna pensare anche su chi lavorare ed in quale preciso frangente.

Il comportamento abitudinario non nasce spontaneamente per quanto possiamo pensare che funzioni così. Nasce, invece, da un “tic”, da uno stimolo … che dà spazio all’abitudine! Quando, ad esempio, a qualcuno prude la testa … è probabile che se la gratti con le mani. Ora, se per qualsiasi ragione dovesse risultare negativo grattarla con le mani (perché magari abbiamo un’infezione alle dita che potremmo trasportare in testa) questo gesto deve essere prontamente sostituito: in pochi termini dobbiamo alleviare questa sensazioni evitando di farlo con le mani per le ragioni di una possibile infezione della cute. E’ vero, certo, potremmo pensare di eliminare le cause del prurito ancor prima che nasca, ma spesso ciò non è possibile (e se lo fosse, affrettatevi nel farlo in tempi rapidi). A questo punto, mi chiedo, cosa ci rimane da fare? L’unica cosa è lavorare su come reagire al momento in cui inizia nuovamente il prurito! E’ l’inizio del prurito che fa scattare la “grattata” e siccome non è sempre possibile eliminarlo, bisogna reagire in modo diverso dal grattarsela con le mani! Mi verrebbe in mente di grattarla con dei guanti, con una garza … o con ogni altra soluzione che evita una possibile infezione.

Per quanto l’esempio potrebbe essere strano (ma non irreale), lo ritengo molto semplice per esprimervi il concetto del comportamento da evitare, della creazione del nuovo comportamento che sostituirà quello precedente … ma ancor di più, adesso, vi sarà più chiara l’idea che è lo stimolo che fa partire il tutto! Ora, per come siamo messi, fin quando non troviamo nuove possibilità di risposta automatica … il tutto avverrà come prima, in modo continuo e senza nemmeno pensarci un attimo. Pertanto, la domanda chiave da porci è: <Quale preciso comportamento adotto che non mi piace e voglio assolutamente cambiare?>. Una volta ottenuta la risposta, andate indietro e notate cosa vi porta a rispondere inconsciamente in quel modo: così facendo, scoprirete lo stimolo, ovvero, la molla dell’abitudinarietà! Lo stimolo può presentarsi in vari modalità. Potrebbe essere visivo, uditivo, olfattivo, gustativo o afferente alle nostre sensazioni corporee. Sono in effetti i nostri cinque sensi, coloro che ci avvisano di ciò! Nessuno dei cinque prevale sull’altro, ciascuno è determinante per ciascuno di noi!

Un mio amico odiava salire a bordo della mia vettura da poco acquistata, perché diceva che “la puzza del nuovo” lo portava a star male! In questo caso lo stimolo è olfattivo ed qui che bisogna lavorare. A proposito, perché non troviamo nuove opportunità/soluzioni per questa situazione, giusto per iniziare ad allenare la nostra mente? Quanto detto vale per qualsiasi comportamento, potremmo averne tanti da “voler migliorare”: una volta compreso il meccanismo, lo si può adottare sempre e per ogni ambito della vita!

Cambiare non è facile … sempre meglio, però, di una vita difficile!

Francesco

 

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