Perché tanti preposti non vigilano?

I problemi del preposto addetto alla vigilanzaMolti preposti non vigilano come dovrebbero

In modo molto diretto parliamoci chiaro: tanti preposti non vigilano come dovrebbero. Certamente non sempre e non tutti … ma spesso sicuramente. E il punto cruciale non è che “non vogliono far vigilanza”, ma che non sono messi nelle più idonee condizioni di far bene il proprio compito.

Un preposto per la sicurezza è, prima di tutto, una persona dentro un ruolo scomodo. Sta a metà tra chi decide (datore di lavoro, dirigenti) e chi esegue (lavoratori operativi). A tutti gli effetti il preposto:

  • deve dire “no” quando gli altri vogliono dire “sì”
  • deve fermare un lavoro, bloccare una pratica, richiamare un collega

E per farlo, deve sentirsi legittimato, preparato e sostenuto.

Spesso è un preposto tanto per …

Troppo spesso il preposto è nominato “su carta”, tanto per essere in regola burocraticamente, ma non formato per davvero in modo puntuale. Nessuno gli dice cosa può fare e fin dove si può spingere. Nessuno lo difende se prende una posizione. E allora sceglie il silenzio. O chiude un occhio. Per quieto vivere. Per stanchezza. Per paura delle conseguenze.

In alcune circostanze pesa anche il contesto: ritmi lavorativi sostenuti, pressioni sui tempi, colleghi che brontolano se si intromette. E così la vigilanza diventa un atto illusorio, non un compito normale di controllo. Ma, chiaramente, non dovrebbe essere così.

Un preposto per la sicurezza che veramente vigila ha necessariamente bisogno di tre cose:

  1. Formazione efficace a livello tecnico, ma anche comunicativo, decisionale e relazionale
  2. Autorevolezza riconosciuta dalle proprie maestranze
  3. Supporto organizzativo efficiente: regole e procedure chiare, strumenti e risorse adeguate, tempi per fare il proprio lavoro senza correre dietro ad ogni cosa

Sfruttiamo la persona e le sue competenze

La vigilanza non è un dono o un talento offertoci dalla natura. È un compito importante e serio, che deve essere protetto e riconosciuto (sia dai vertici dell’organizzazione lavorativa che da tutti i lavoratori e collaboratori). Non basta dire ad un lavoratore “tu sei il preposto”. È indispensabile anche dimostrargli che non è solo e che è ampiamente appoggiato da chi gli è sopra gerarchicamente. Di fatto, se il preposto si sente solo, allora sì che termina la sua opera di vigilanza. E con essa, terminano anche le migliori garanzie per le persone che lavorano.

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Occhi ben aperti, mai socchiusi! 

Francesco Tortora

 

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