Va bene il percorso, ma anche lo zainetto
Ci svegliamo la mattina, guardiamo la nostra agenda, le nostre responsabilità, le nostre abitudini … e abbiamo la concreta sensazione di essere finiti all’interno di un’esistenza di vita che non abbiamo veramente scelto. Non tanto perché sia una vita errata, ma perché ci accorgiamo che, oramai da troppo tempo, stiamo procedendo in avanti in maniera istintiva, automatica.
Certo che sì … compiamo il nostro dovere, rispettiamo dovutamente le scadenze, rispondiamo alle richieste delle persone … ma, in mezzo a tutto questo tran tran, c’è una domanda che resta sospesa: “E io, adesso, dove mi trovo esattamente?”
Tempo fa ebbi modo di incontrare un professionista, lo chiamerò Giuseppe. Era molto competente, assai stimato, con una lunga e documentata esperienza alle spalle. Giuseppe aveva un buon lavoro, una bella famiglia, una posizione più che consolidata. Eppure, mentre raccontava le sue storie, si percepiva una stanchezza strana, diversa dalla normalità: non era soltanto fatica, era una sorta di disallineamento all’interno di se stesso.
A un certo punto mi disse:
“Ho la sensazione di essere rimasto indietro, ma non capisco come e quando è successo tutto questo. Ho sempre lavorato molto, ma ho la certa sensazione di non essere cresciuto per come volevo.”
Quella frase mi ha colpito e non poco, perché recita una verità che interessa molti di noi: possiamo essere sempre occupati, senza per questo crescere tanto da evolverci.
Giuseppe aveva investito su tutto: sulla sua attività lavorativa, sui risultati, sulle necessità ed urgenze, sulle richieste da parte di altri. Ma aveva commesso il peccato di trascurare l’unico vero investimento che nessuno può fare al posto nostro … ovvero, investire su sé stessi.
Il viaggio e lo zaino
Mi va piacevolmente pensare alla nostra vita come se fosse un viaggio, dove ciascuno ha il proprio zainetto sulle spalle. Uno zaino nel quale sono riposte le nostre conoscenze e competenze, i nostri timori, le nostre routine abitudinarie, i nostri intimi sogni, le nostre credenze, le nostre batoste e ferite, i nostri talenti.
Alcune di queste cose le abbiamo scelte noi. Altre ci sono state messe nello zaino dagli altri, tra i quali la famiglia, la scuola, le esperienze, le aspettative sociali. Certe le portiamo (e le sopportiamo) da anni senza più chiederci se hanno ancora senso. Altre ancora, invece, le teniamo in fondo allo zainetto, quasi dimenticate.
Il punto è che molti camminano per anni senza mai fermarsi ad aprire quello zaino. Non ci si preoccupa di svuotarlo e né di riordinarlo. Non scegliamo cosa tenere e neanche cosa lasciare andare. Si procede per inerzia, sperando che la strada, da sola, ci porti da qualche parte.
Ma il viaggio di noi esseri umani funziona al contrario: non è la strada che decide chi diventiamo, è ciò che portiamo nello zaino che decide come viviamo la strada.
Investire su noi stessi significa proprio questo: fermarsi, aprire lo zaino, guardare dentro con lealtà e chiedersi in maniera profonda:
- che cosa mi sta aiutando davvero?
- che cosa mi sta frenando?
- che cosa devo imparare di nuovo?
- che cosa devo finalmente lasciare andare?
Le tre scoperte che cambiano il modo di vivere
Nelle mie attività, ho visto coi miei occhi che chi decide davvero di investire sulla propria persona attraversa tre scoperte fondamentali.
La prima: nessuno verrà a trarci in salvo
Può sembrare un pensiero tosto, ma in realtà è un pensiero liberatorio. Nel frattempo attendiamo che qualcuno arrivi a sistemare le faccende al posto nostro … un capo interessato ai suoi collaboratori, un compagno di lavoro comprensivo, un cambiamento esterno, un “momento giusto” … rimaniamo immobili.
Quando invece sposiamo l’idea che la nostra crescita è nostra responsabilità, qualcosa inizia a sbloccarsi. Smettiamo di attendere le condizioni perfette. Finiamo di dire “quando avrò tempo”, “quando sarà più tranquillo”, “quando le cose cambieranno”. E iniziamo a chiederci: “Cosa posso fare io, oggi, con quello che ho a disposizione?”. Belle domande queste, perché paralizzano le colpe e nel contempo attivano le responsabilità delle persone!
La seconda: è possibile cambiare più di quanto pensiamo
Tante persone raccontano a sé stesse una storia molto limitante: “Io sono fatto così.” Come se il carattere di una persona, le sue abitudini e le sue competenze, fossero decisamente scolpite in una pietra marmorea.
In verità, siamo esseri viventi in continua trasformazione. Tutte le volte che apprendiamo qualcosa di nuovo, il nostro cervello cambia. Ogni qualvolta affrontiamo una paura, il nostro coraggio si espande. Qualsiasi situazione in cui ci mettiamo alla prova, scopriamo qualità che non sapevamo di possedere.
Investire su noi stessi vuol dire riconoscere che non siamo una versione completa e definitiva, ma una versione diversa che possiamo diventare.
La terza: la crescita chiede disciplina, non solo motivazione
La motivazione è certamente un fattore importante, ma è poco stabile. Ci sono giornate nelle quali ci sentiamo ricchi di energia e con tanta voglia di fare, e giornate in cui faremmo ben volentieri passettini all’indietro.
La vera crescita si conquista con la disciplina, ovvero, decidere di fare un piccolo passo quotidianamente, anche quando la voglia viene meno.
La disciplina non è rigidità, ma rimanere fedeli verso una direzione.
Le scuse eleganti con cui ci blocchiamo
Il libro delle scuse convincenti è in possesso di tantissime persone:
- non ho tempo a disposizione
- non è ancora il momento
- devo prima sistemare alcune cosine
- non so da dove partire
- oramai è troppo tardi
- non sono portato per queste cose
Sono scuse comprensibili, ma restano scuse, alibi negativi. Il momento, quello giusto e perfetto, mai giungerà. E il tempo, quando non si trova, possiamo crearlo.
Una manciata di minuti al giorno dedicati a noi stessi, se costantemente ripetuti, diverranno un’ora alla settimana, quattro ore al mese, quasi cinquanta ore all’anno. Sai, in cinquanta ore, una persona può imparare una nuova competenza, migliorare una relazione, porre ordine in una parte della propria esistenza.
Le sfide come palestra
Si pensa che investire su sé stessi significhi evitare le difficoltà della vita. No, significa affrontare le difficoltà e le sfide con strumenti migliori.
Le sfide non rappresentano soltanto ostacoli, ma sono una vera e propria palestra. Ogni divergenza ci può insegnare qualcosa sulla comunicazione. Qualsiasi errore può insegnarci qualcosa al riguardo dei nostri limiti. Ogni cambiamento ci porta a rivedere le nostre certezze.
Smettendo di vedere le difficoltà come torti o ingiustizie e iniziamo a vederle come una serie di allenamenti, allora vedremo cambiare il modo in cui viviamo le stesse difficoltà.
Investire su sé stessi non è puro egoismo
Una persona che cresce diventa più utile e di aiuto agli altri. Un leader che lavora su di sé sarà più capace di guidare. Una madre che si conosce meglio diventa più presente, e questo vale anche per un padre. Un lavoratore che si forma diventa una persona che lavora più consapevolmente e maggiormente sicura.
Investire su sé stessi è un atto di responsabilità verso la propria esistenza e verso la vita di chi ci vive accanto.
Un patto possibile
Alla fine, tutto si riduce a una scelta. Una decisione che nessuno può prendere al nostro posto.
Possiamo continuare a vivere col pilota automatico inserito, lasciando che siano le circostanze a scegliere per noi. Oppure possiamo fare un passo diverso, decidendo francamente che la nostra crescita non è affatto negoziabile. Il patto che possiamo fare con noi stessi potrebbe suonare in questo modo:
“Non mi è possibile controllare tutto quanto mi accade, ma è nelle mie possibilità scegliere come presentarmi alla vita. E scelgo convintamente di investire sulla mia persona, perché sono l’unico capitale che porterò con me fino all’ultimo giorno della mia esistenza.”
Il viaggio dell’essere umano non è mai solo verso un obiettivo esterno. Il viaggio è sempre, profondamente, verso una versione migliore di noi stessi. E questo viaggio, nessuno potrà mai farlo al nostro posto.
Decidiamo chi vogliamo essere … compiamo i passi per trasformarci!
Francesco
Il viaggio che solo noi possiamo fare
Va bene il percorso, ma anche lo zainetto