Libero di essere come sei?

Tu sei te stesso!Via le maschere, devi essere libero di essere come sei

Ci sono frangenti nella nostra vita in cui sentiamo che stiamo facendo tutto bene, tutto come si deve, tutto secondo le aspettative. Eppure qualcosa dentro di noi non torna come dovrebbe. È una sensazione piccola, ma altrettanto precisa. Una sorta di disallineamento interiore. Al pari di quando ascolti una canzone perfetta, ma c’è una nota che non si incastra. E quella nota, probabilmente siamo noi.

Il mondo ci chiede di continuo di adattarci. Di essere performanti, giusti. Di essere come le persone si aspettano. Così facendo, senza nemmeno accorgercene, iniziamo a costruire un modello di noi che funziona … ma che non ci appartiene.

La libertà di essere come siamo non è un concetto astratto. È una scelta quotidiana, un atto di coraggio.

Essere sé stessi non è mai stato facile. Non lo è stato quando eravamo bambini alla ricerca di approvazione. Non lo è stato da adolescenti, nel momento in cui cercavamo il nostro posto nel mondo. Non lo è da adulti, quando perseguiamo riconoscimento, stabilità, sicurezza. E neanche lo è sul lavoro, dove spesso indossiamo ruoli, maschere, atteggiamenti fisici che non rappresentano la persona che siamo.

In tutto questo emerge un’assoluta verità: non possiamo vivere bene, se non viviamo così come siamo.

Maschere indossate senza accorgercene

La maggior parte di noi non si rende consapevole di quante maschere indossa ogni giorno. Non mi esprimo in termini di falsità. Parlo di adattamenti, di piccoli compromessi. Di … “non lo dico”, “non lo faccio”, “non lo mostro”, “non è questo il momento”.

Sono quelle piccole rinunce giornaliere che sembrano innocue, ma che alla distanza ci allontanano da noi stessi.

La maschera del professionista perfetto. Quella del genitore impeccabile. Quella del collega sempre a disposizione. Quella della persona forte che non chiede aiuto a nessuno. Quella, infine, di chi non sbaglia, non cede, non si arrende mai.

Ma … più indossiamo maschere, tanto più dimentichiamo la persona che si cela sotto.

La libertà di essere come siamo inizia quando ci rendiamo conto che stiamo recitando. Quando viviamo più per gli altri che per noi stessi. Quando avvertiamo che stiamo tradendo la nostra verità per sposare uno spartito che noi non abbiamo scritto.

L’invisibile peso delle aspettative

Le aspettative sono come piccolissimi fili. Fili che non noti, ma che tirano, spingono, orientano e condizionano. Mi riferisco alle aspettative degli altri, della società, della famiglia, del ruolo che ricopriamo. E, soprattutto, aspettative che abbiamo costruito noi stessi. La problematica non sta nel non avere aspettative. La problematica sta quando le aspettative si trasformano in gabbie.

Quando iniziamo a vivere per non deludere la gente, o quando prendiamo scelte per non scontentare. Ma anche quando si inizia a dir di sì per non sembrare tipi egoisti, o a trattenerci per non sembrare altezzosi.

E allora la domanda che segue è inevitabile: quanta parte della tua esistenza è veramente tua?

Essere sé stessi non vuol dire fare ciò che ci pare

Qui c’è un grande equivoco. Essere sé stessi non vuol dire essere impulsivi, anarchici, disinteressati al prossimo. Non vuol dire “io sono fatto così, prendimi o lasciami stare”. Questa cosa qui non è autenticità … ma rigidità.

Significa invece essere allineati con ciò che sentiamo, pensiamo e desideriamo. E con ciò che siamo per davvero e non con ciò che ci conviene essere.

Essere sé stessi significa essere leali, prima di tutto con noi stessi. Bisogna riconoscere le fragilità, mai nasconderle. Bisogna che noi accettiamo i nostri limiti, mai negarli. Bisogna valorizzare i nostri talenti, mai sminuirli.

Essere sé stessi è come se fosse un efficace momento di pulizia. Togli, togli, togli … finché rimani tu.

La paura del giudizio è il vero ostacolo

La paura più grande non è fallire, né sbagliare e neanche cambiare. La paura immensamente più grande è quella di non essere accettati.

Questa paura ci fa dire “sì” quando vorremmo dire “no”. Ci fa restare dove effettivamente non stiamo bene. Ci fa indossare quelle maledette maschere. Si, è una paura che ci fa vivere a metà.

Il giudizio di altre persone pesa soltanto quando il giudizio che hai di te stesso è fragile. E ciò accade quando non ci riconosciamo, quando non ci ascoltiamo … quando non ci diamo valore.

La libertà di essere come siamo emerge nel momento in cui smettiamo di chiedere permesso, quando la finiamo di attendere approvazioni, quando non andiamo più a caccia di conferme esterne e quando iniziamo a ricercarle dentro di noi.

Il duro lavoro di essere ciò che non siamo

Dimostrarsi per ciò che non si è richiede dura fatica, come un lavoro a tempo pieno e con ore di straordinario. C’è bisogno di energia, attenzione, controllo. Chiede di ricordarci costantemente chi dobbiamo essere, cosa dobbiamo raccontare, come dobbiamo comportarci.

Essere sé stessi, al contrario, è un’attività leggera. Ma non perché sia facile, ma perché il tutto avviene in maniera naturale. È come respirare, dove non dobbiamo pensarci, sforzarci e dimostrare chissà cosa.

Nel momento in cui siamo noi stessi … la vita scorre. Quando al contrario non lo sei, la vita diventa tosta e pesante.

Il corpo lo sa prima della mente

Un aspetto con frequenza ignoriamo: il corpo sa quando non siamo autentici. E ne viene a conoscenza tramite tensioni, stanchezza, mal di testa, rigidità, insonnia, irritabilità, ansia sottile, assenza di energia.

Il corpo si esprime, parla e lo fa sempre. Quando non gli prestiamo ascolto, lui alza la voce. La libertà di essere come siamo è anche una questione di salute, di prevenzione e di cura. Dobbiamo tener conto di tutto ciò!

Le relazioni cambiano quando noi cambiamo

Quando si inizia ad essere sé stessi, accadono un paio di cose.

La prima: certe persone si allontanano. Non perché sbagliamo, ma perché non riconoscono più la versione di noi che avevano costruito.

La seconda: altre persone sopraggiungono. Sono quelle che ci vedono per davvero, che ci scelgono per la persona che siamo, non per ciò che facciamo! Essere sé stessi è come un’ardua selezione: dopo il filtraggio, ciò che resta, è la parte più vera.

Il lavoro cambia quando cambiamo noi

Anche nell’ambito lavorativo accade qualcosa di simile. Quando iniziamo a essere autentici: comunichiamo meglio, ci relazioniamo meglio, prendiamo decisioni maggiormente chiare, gestiamo in modo migliore lo stress, non ci sentiamo più persone “fuori posto”.

Non è più necessario recitare, dimostrare, competere con una versione ideale di noi stessi.

La libertà di essere come siamo non è solo un tema di genere personale. È un tema di livello professionale, utile per elevare le nostre performance e altrettanto il benessere organizzativo. Le imprese che funzionano meglio sono quelle in cui le persone possono essere sé stesse. Non perfette, non impeccabili … ma molto vere!

Come iniziamo?

Certamente non con un “da domani cambio registro, cambio tutto”.

Si intraprende il percorso con una semplice domanda: “Cosa sto facendo che non mi rappresenta più?”. E poi si va avanti con un’altra domanda: “Cosa posso fare oggi per essere un po’ più me stesso?”

Passi piccoli, scelte piccole, piccole verità. È un buon inizio, importante. Questa libertà non arriva tutta insieme all’improvviso, ma un pizzico alla volta.

La domanda finale

Alla fine, tutto si riduce a questo: Chi sei quando smetti di compiacere il mondo?

È qui che inizia la nostra libertà. È qui che la vita smette di essere una recita e diventa una scelta, una grande scelta.

Rispettiamo noi stessi … e la vita lo farà con noi!

Francesco

 

Libero di essere come sei?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam.Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.